Chi sono i radioamatori ?

Per la maggior parte, si tratta di persone che esplicano attività che non hanno niente a che fare con la radio e l’elettronica; ma c’è anche una nutrita schiera di tecnici professionali legati all’industria radioelettronica. Sono prevalentemente di sesso maschile, ma non manca una qualificata rappresentanza di radioamatrici.

Il numero di radioamatori nel mondo supera oggi i 2 milioni, tre quarti dei quali sono concentrati fra Giappone ed U.S.A.: ciò dimostra quanto l’attività radiantistica sia legata allo sviluppo tecnico e tecnologico. In Italia, il numero complessivo delle autorizzazioni si aggira sulle 40.000.

Il possesso di una apposita autorizzazione consente ai radioamatori di comunicare uno con l’altro o per mezzo del codice Morse (telegrafia) o mediante il comune linguaggio parlato (telefonia). Altri sistemi di comunicazione in uso fra i radioamatori sono anche telescrivente, televisione e trasmissione digitale, codificata secondo gli standard più comuni. Le trasmissioni vengono effettuate su bande di frequenza ben precise, assegnate al servizio di radioamatore secondo rigorose convenzioni internazionali. Ciò che consente di operare nelle suddette bande di frequenza è, nella pratica, l’ottenimento delll’apposita autorizzazione dall’Ente governativo a ciò preposto (in Italia, il Ministero delle Comunicazioni), per operare con apparecchiature riceventi e trasmittenti private e personali dalla propria abitazione, dal proprio automezzo, dalla cosiddetta “seconda casa” o altrove. L'autorizzazione di stazione di radioamatore, oltre a definire automaticamente le bande di frequenze e la potenza di trasmissione consentite, assegna al radioamatore stesso un ben preciso nominativo personale.

La prima parte di tale nominativo (indicata come prefisso) è assegnata in accordo con un elenco internazionale fissato dai regolamenti I.T.U. per tutte le nazioni del mondo, ed eventualmente adattato dall’autorità locale. La parte restante del nominativo è invece squisitamente personale, assegnato dal Ministero competente, e risulta da una combinazione di due o tre lettere dell’alfabeto.Fra i due gruppi di lettere vi è, almeno per quanto riguarda l’Italia, un numero in qualche modo legato alla zona postale di competenza. Es. il nominativo della stazione radio della sezione A.R.I. di Ovada, IQ1OV, identifica una stazione radio Italiana ubicata in Nord Italia con le lettere iniziali della città di Ovada.

Tutti coloro che intendono ottenere una autorizzazione di trasmissione devono prima entrare in possesso della patente di radiooperatore; per questo, è necessario dimostrare, a temine del regolamento emanato dal Ministero delle Comunicazioni, le proprie conoscenze teoriche e l’abilità nel ricevere e trasmettere, nonché la conoscenza dei regolamenti nazionali ed internazionale del Servizio. L’apposito esame va sostenuto presso le sedi periferiche dell’Amministrazione competente, site di norma nei capoluoghi di regione.

I radioamatori di tutte le parti del mondo sono, in buona parte, organizzati in Associazioni Nazionali, volta a volta grandi o piccole, di fresca o antica tradizione.

La maggior parte di queste Associazioni Nazionali fa parte della I.A.R.U., l’Unione Internazionale dei radioamatori, organismo nato 1925 per rappresentare e coordinare l’attività radiantistica in tutto il mondo, specialmente nei confronti delle Amministrazioni e dei Governi.

In Italia, l’Associazione che rappresenta i radioamatori, e ne comprende circa 18.000, è l’A.R.I. Associazione Radioamatori Italiani, fondata nel 1927 dai più bei nomi della radiotecnica italiana del tempo ed eretta in Ente Morale nel 1950.

I radioamatori e il progresso tecnico

Stante l’aspetto istituzionalmente sperimentale dell’attività radiantistica (almeno, nei tempi andati ma anche, per quel poco che è possibile, ai nostri giorni), ne è logicamente conseguito un contributo considerevole allo sviluppo delle radiocomunicazioni, secondo una buona varietà di applicazioni pratiche non associate ad alcun programma ufficiale di ricerca tecnico-scientifica.

Molti circuiti furono sviluppati, o anche solo perfezionati, dai radioamatori; alcune tecniche, o l’uso di determinate frequenze, si sono affermate per merito loro.

I radioamatori hanno partecipato, e partecipano tuttora, seppure indirettamente, alle ricerche spaziali, costituendo potenzialmente una enorme organizzazione di radioascolto. Iniziando dal lancio del primo Sputnik (novembre 57), ora sono giunti a costruire stazioni ricetrasmittenti ripetitrici installate su satelliti per comunicazioni specifiche del nostro settore e messi in orbita dagli appositi Enti spaziali, attivabili un po’ in tutto il mondo.

In moltissimi paesi dislocati in ogni  parte del mondo, per iniziativa di gruppi di radioamatori, quasi sempre inquadrati nelle rispettive Associazioni, vengono installate maglie di ponti ripetitori (di cui oltretutto viene curata attivazione e manutenzione), non solo allo scopo di ottenere dati tecnico-scientifici sul comportamento delle radioonde alle varie frequenze (specie per quelle più elevate), ma anche per costituire una rete di comunicazioni di emergenza in caso di calamità. 

Lo studio dei particolari comportamenti delle onde elettromagnetiche si sviluppa con ricchezza di risultati sia verso le anomalie (siano esse sporadiche o più o meno regolari) derivanti da fenomeni astrofisici come aurore boreali, sciami meteorici, ecc., sia verso le zone inesplorate delle più alte gamme di frequenza, vale a dire le microonde: è proprio in questi settori specifici e specialistici che l’apporto dei radioamatori può ancora risultare importante e meritorio.

 

Le pubblicazioni tecnico-operative

Le associazioni radiantistiche delle nazioni più progredite hanno realizzato, nei molti decenni di attività, una notevole ed importante quantità di letteratura tecnica sui più svariati aspetti della tecnica delle radiocomunicazioni.

Molte di queste associazioni, un po’ in tutto il mondo, tramite i loro organi ufficiali, pubblicano riviste mensili scritte da e per radioamatori, nelle quali sono descritti gli aspetti tecnici, operativi nonché associativi dell’attività radiantistica; con gli stessi fini, alcune di esse pubblicano manuali e guide che costituiscono praticamente dei veri e propri libri di testo sia sulla teoria elementare che sugli aspetti più specialistici ed avanzati dei vari settori di questa vasta materia.

L’amicizia internazionale

Il radiantismo rappresenta una occasione pressoché unica di amicizie nate "in aria", ma che possono consolidarsi personalmente, esulando da ogni differenza geografica od etnica. Nasce così il desiderio di effettuare attività radiantistica in paesi stranieri, cui si aggiunge spesso l’ambizione di attivare zone e paesi difficilmente e raramente collegabili. Per tali motivi, esistono accordi internazionali in base ai quali il radioamatore italiano può esercitare l'attività in molti Paesi stranieri senza alcuna formalità ed analogamente molti stranieri possono operare in Italia.

A livello di ciascuna nazione esistono poi, praticamente lungo tutto l’arco dell’anno, svariate possibilità di incontri in occasione delle frequenti manifestazioni, mostre, ecc.

Collegamenti e gare

Un indice concreto dell’attività operativa di ogni radioamatore è costituito dalla cosiddetta QSL, il nome attribuito alla cartolina di conferma personale che ciascuna stazione si scambia dopo ogni nuovo collegamento, e che rappresenta, per ogni radioamatore (chi più, chi meno), il più ambito oggetto di collezione. Esistono inoltre numerosi diplomi o attestati di attività, per aver collegato un predeterminato numero o tipo di stazioni, il cui rilascio di solito può avvenire solamente a chi esibisce, a documentazione della propria attività, il necessario numero di QSL, le quali costituiscono quindi la prova dell’avvenuto collegamento.

L’aspetto sociale

Ormai da molti decenni i radioamatori, opportunamente inquadrati in gruppi di pronto intervento, sono disponibili anche per mettere a disposizione la loro particolare abilità operativa e preparazione tecnica allo scopo di intervenire, in tempi brevissimi, nelle località che si trovino in situazioni di emergenza derivanti da calamità naturali.

Terremoti e inondazioni in particolare hanno sempre visto arrivare per primi i radioamatori pronti ad organizzare la gestione dei collegamenti e delle richieste di intervento almeno sino all’arrivo dei mezzi della Pubblica Amministrazione.

Occorre anche far notare quello che è un aspetto del tutto diverso e molto più personale, ancorché fortemente meritorio; molte persone malauguratamente soggette a qualche forma di handicap fisico che ne limiti in modo grave le possibilità di inserimento nella vita operativa sociale trovano, nell’attività radiantistica, la possibilità gratificante di instaurare contatti che vanno dalla semplice conoscenza alla vera e propria amicizia.

I radioamatori in pace ed in guerra

Per oltre 60 anni il Servizio d’Amatore ha fornito una riserva di individui preparati ed esperti nelle tecniche delle radiocomunicazioni, e più recentemente nella teoria e nella pratica dell’elettronica e della propagazione. Da non dimenticare che durante la prima e la seconda guerra mondiale i radioamatori hanno servito gli eserciti di tutte le nazioni in conflitto.

A prescindere dalle esigenze belliche, la massa di tecnici ed operatori che risulta da un affermato Servizio d’Amatore è stata ripetutamente usata per fornire alla Pubblica Amministrazione validi sistemi ausiliari di comunicazione. I radioamatori infatti hanno spesso fornito servizi di comunicazione alternativi di emergenza ove nessun altro servizio del genere era esistente od ove quelli esistenti erano danneggiati.

Il futuro del radiantismo

Il Servizio d’Amatore continuerà a proseguire e ad estendersi fintanto che le Pubbliche Amministrazioni continueranno a riconoscere l’insostituibile apporto che i radioamatori sanno dare agli interessi dello Stato.

Nei paesi in via di sviluppo, la presenza di un attivo movimento radiantistico può persino essere assai più importante che in qualche altro tecnologicamente più avanzato, poiché alcuni servizi effettuati dagli Amatori sarebbero antieconomici o non pratici se effettuati con altri mezzi.

Tali paesi hanno ottenuto un’alta considerazione delle loro richieste alle recenti Conferenze delle Telecomunicazioni per i loro servizi interni, di radiodiffusione e radionavigazione.

Un efficiente movimento di radioamatori in tali paesi potrebbe costituire una importante riserva umana di tecnici competenti per operare nei servizi governativi od in altri, come pure fornire assistenza nelle telecomunicazioni in occasione di emergenze.

I radioamatori in Italia

Guglielmo Marconi può essere considerato il primo radioamatore del mondo, non solo da un punto di vista scientifico, ma particolarmente cronologico, un radioamatore ante litteram, che fu anche il primo Presidente, nel lontano 1927, dell’allora nascente Associazione che raggruppava i precursori del Radiantismo italiano.

Ma subito in Italia questa attività venne guardata con sospetto dalle autorità preposte, ed i radioamatori, tra divieti, sequestri ed angherie, mantennero in vita la loro passione ed il loro Sodalizio in una atmosfera di clandestinità che terminò solo alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1946 le autorità alleate di occupazione, nei cui paesi il movimento radiantistico si era nel frattempo liberamente sviluppato, emisero i primi permessi provvisori. Fu indubbiamente un grande atto di stima nei riguardi dei radioamatori di un paese vinto ed occupato militarmente.

Vennero le alluvioni, i terremoti: dal Polesine a Firenze, alla Sicilia, al Friuli, all’Irpinia. Per la prima volta la cronaca si occupò dei radioamatori, di questi oscuri privati cittadini che erano stati in grado di sostituire le reti ufficiali di telecomunicazione laddove queste ultime erano state interrotte o distrutte.

Gli organi dello Stato e l'opinione pubblica cominciarono a rendersi conto dell’utilità del Servizio e dell’opera degli appassionati che, anche nelle condizioni più impensate e con mezzi di fortuna, realizzavano ciò che la potente, ma lenta macchina ufficiale, non era certo in grado di improvvisare. Per ben 48 ore le uniche comunicazioni con Firenze allagata, ad esempio, furono realizzate dai radioamatori, postisi a disposizione delle Organizzazioni di soccorso.

Non si contano ormai più i casi in cui un appello di ricerca di medicinali lanciato dalla rete dei radioamatori ha permesso di salvare vite umane, o almeno di alleviare le sofferenze di sventurati.